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	<title>Dirittolavoro.com &#187; Dirittolavoro.com</title>
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	<description>Contributi di diritto del lavoro a cura di Clemente Massimiani</description>
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		<title>Istanza di trattazione relativa ai giudizi in appello introdotti prima del 2009</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 13:54:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dirittolavoro.com</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra le modifiche introdotte dalla Legge di stabilità 2012 (L. 12 novembre 2011, n. 183), ai fini deflattivi del contenzioso, figura anche una sorta di perenzione dei giudizi civili pendenti da oltre tre anni innanzi alle Corti di Appello (oltre che, con requisiti temporali diversi, innanzi alla Corte di Cassazione). Ai sensi del primo comma dell’art. &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.dirittolavoro.com/2012/02/04/istanza-di-trattazione-relativa-ai-giudizi-in-appello-introdotti-prima-del-2009/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra le modifiche introdotte dalla <strong>Legge di stabilità 2012</strong> (L. 12 novembre 2011, n. 183), ai fini deflattivi del contenzioso, figura anche una sorta di perenzione dei giudizi civili pendenti da oltre tre anni innanzi alle Corti di Appello (oltre che, con requisiti temporali diversi, innanzi alla Corte di Cassazione). Ai sensi del primo comma dell’art. 26 L. n. 183/2011 (rubricato “<em>Misure straordinarie per la riduzione del contenzioso civile pendente davanti alla Corte di cassazione e alle corti di appello</em>”), infatti, “<em>Nei procedimenti civili […] pendenti davanti alle corti di appello da oltre tre anni prima della data di entrata in vigore della presente legge, le impugnazioni si intendono rinunciate se nessuna delle parti, con istanza sottoscritta personalmente dalla parte che ha conferito la procura alle liti e autenticata dal difensore, dichiara la persistenza dell’interesse alla loro trattazione entro il termine perentorio di sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge</em>”. Per effetto di tale innovazione, i procedimenti introdotti prima del 1° gennaio 2009 dovranno essere mantenuti in vita – entro il 30 giugno 2012, a pena di decadenza – attraverso la presentazione di una <strong>dichiarazione di persistenza dell’interesse alla trattazione</strong> proveniente dalla parte personalmente ed autenticata dal difensore. Si allega di seguito un fac-simile di istanza di trattazione per i procedimenti civili pendenti in Corte di Appello.</p>
<p><a title="Formula Istanza Trattazione Corte di Appello" href="http://www.dirittolavoro.com/formulario/formula_istanza_trattazione_corte_appello.doc">Formula relativa alla istanza di trattazione per i giudizi civili pendenti in Corte d’Appello (.doc)</a></p>
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		<title>Le modifiche al Codice di procedura civile introdotte dalla Legge di stabilità 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 18:52:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dirittolavoro.com</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riportiamo di seguito, in una comoda appendice di aggiornamento, le modifiche al Codice di procedura civile introdotte dalla Legge 12 novembre 2011, n. 183 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello stato &#8211; Legge di stabilità 2012), in vigore dall’1 gennaio 2012. Appendice di aggiornamento al Codice di procedura civile (.pdf)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riportiamo di seguito, in una comoda appendice di aggiornamento, le <strong>modifiche al Codice di procedura civile</strong> introdotte dalla <strong>Legge 12 novembre 2011, n. 183</strong> (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello stato &#8211; <strong>Legge di stabilità 2012</strong>), in vigore dall’1 gennaio 2012.</p>
<p><a title="Appendice di aggiornamento al Codice di procedura civile" href="http://www.dirittolavoro.com/normativa/appendice_aggiornamento_codice_di_procedura_civile.pdf" target="_blank">Appendice di aggiornamento al Codice di procedura civile (.pdf)</a></p>
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		<title>Pubblicato l’articolo “Profili di illegittimità costituzionale dell’art. 8 D.L. n. 138/2011”</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 19:23:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dirittolavoro.com</dc:creator>
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		<description><![CDATA[﻿﻿﻿﻿﻿﻿﻿﻿﻿﻿Pubblicato l’articolo “Profili di illegittimità costituzionale dell’art. 8 D.L. n. 138/2011”, in DIRITTO &#38; PRATICA DEL LAVORO, 46, Inserto “Le nuove relazioni industriali”, pp. XVIII-XX (ISSN: 1591-2132).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>﻿﻿﻿﻿﻿﻿﻿﻿﻿﻿Pubblicato l’articolo “<strong>Profili di illegittimità costituzionale dell’art. 8 D.L. n. 138/2011</strong>”, in DIRITTO &amp; PRATICA DEL LAVORO, 46, Inserto “Le nuove relazioni industriali”, pp. XVIII-XX (ISSN: 1591-2132).</p>
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		<title>La contrattazione aziendale dopo la c.d. Manovra bis</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Sep 2011 23:47:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dirittolavoro.com</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In seguito alla riforma delle relazioni sindacali introdotta mediante l&#8217;Accordo interconfederale fra CONFINDUSTRIA e CGIL, CISL e UIL del 28 giugno 2011, la contrattazione decentrata acquista un ruolo di primo piano nella disciplina dei rapporti di lavoro in forza del Decreto Legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito dalla Legge 14 settembre 2011, n. 148. &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.dirittolavoro.com/2011/09/18/la-contrattazione-aziendale-dopo-la-c-d-manovra-bis/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In seguito alla riforma delle relazioni sindacali introdotta mediante l&#8217;<strong>Accordo interconfederale fra CONFINDUSTRIA e CGIL, CISL e UIL del 28 giugno 2011</strong>, la contrattazione decentrata acquista un ruolo di primo piano nella disciplina dei rapporti di lavoro in forza del <strong>Decreto Legge 13 agosto 2011, n. 138</strong>, convertito dalla<strong> Legge 14 settembre 2011, n. 148</strong>. L&#8217;<strong>art. 8</strong> della <strong>c.d. Manovra bis</strong>, difatti, consente ai <strong>contratti collettivi aziendali </strong>ed ai <strong>contratti collettivi territoriali </strong>sottoscritti dalle <strong>associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale</strong>, ovvero dalle <strong>rappresentanze sindacali operanti in azienda</strong>, la stipula di intese indirizzate alla regolamentazione delle materie inerenti alla organizzazione del lavoro e della produzione. Ai sensi della citata disposizione, sono peraltro espressamente disciplinabili dalla contrattazione aziendale e territoriale le materie inerenti: &#8220;a) agli impianti audiovisivi e alla introduzione di nuove tecnologie; b) alle mansioni del lavoratore, alla classificazione e inquadramento del personale; c) ai contratti a termine, ai contratti a orario ridotto, modulato o flessibile, al regime della solidarietà negli appalti e ai casi di ricorso alla somministrazione di lavoro; d) alla disciplina dell&#8217;orario di lavoro; e) alle modalità di assunzione e disciplina del rapporto di lavoro, comprese le collaborazioni coordinate e continuative a progetto e le partite IVA, alla trasformazione e conversione dei contratti di lavoro e alle conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, fatta eccezione per il licenziamento discriminatorio e il licenziamento della lavoratrice in concomitanza del matrimonio&#8221;. A chiusura del cerchio tracciato dall&#8217;Accordo interconfederale del 28 giugno 2011, la previsione legislativa di cui al terzo comma dell&#8217;art. 8 D.L. n. 138/2011 stabilisce quanto segue: &#8221;3. Le disposizioni contenute in contratti collettivi aziendali vigenti, approvati e sottoscritti prima dell&#8217;accordo interconfederale del 28 giugno 2011 tra le parti sociali, sono efficaci nei confronti di tutto il personale delle unità produttive cui il contratto stesso si riferisce a condizione che sia stato approvato con votazione a maggioranza dei lavoratori&#8221;.</p>
<p><a title="Accordo interconfederale Confindustria CGIL CISL UIL 28 giugno 2011" href="http://www.dirittolavoro.com/normativa/accordo_interconfederale_2011_06_28.pdf" target="_blank">Accordo interconfederale Confindustria, CGIL, CISL e UIL 28.06.2011 (.pdf)</a></p>
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		<title>Depositata la motivazione della sentenza FIOM-CGIL contro FIAT e Fabbrica Italia Pomigliano</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Sep 2011 23:18:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dirittolavoro.com</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È stata depositata in data 14.09.2011 la motivazione della sentenza 16.07.2011, n. 2583, emessa dal Tribunale di Torino, in funzione di Giudice del lavoro, nel procedimento R.G. 4020/2011 introdotto da FIOM-CGIL Nazionale contro FIAT s.p.a., FIAT Automobiles s.p.a. e Fabbrica Italia Pomigliano s.p.a. In forza di tale sentenza, inerente alle note vicende dello stabilimento di &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.dirittolavoro.com/2011/09/18/depositata-la-motivazione-della-sentenza-fiom-cgil-contro-fiat-e-fabbrica-italia-pomigliano/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È stata depositata in data 14.09.2011 la motivazione della <strong>sentenza 16.07.2011, n. 2583, emessa dal Tribunale di Torino</strong>, in funzione di Giudice del lavoro, nel procedimento R.G. 4020/2011 introdotto da <strong>FIOM-CGIL Nazionale contro FIAT s.p.a., FIAT Automobiles s.p.a. e Fabbrica Italia Pomigliano s.p.a.</strong> In forza di tale sentenza, inerente alle note vicende dello stabilimento di Pomigliano d&#8217;Arco, il Giudice del lavoro di Torino, riconosciuta la propria competenza per territorio ai sensi del combinato disposto dell&#8217;art. 413, co. 7, e dell&#8217;art. 19 c.p.c., ha rigettato le domande formulate da FIOM-CGIL dirette ad ottenere la declaratoria di illegittimità dei contratti collettivi inerenti al sito produttivo di Pomigliano d&#8217;Arco, dichiarando antisindacale, per altro verso, la condotta posta in essere dalle aziende convenute, in quanto tale da determinare l&#8217;estromissione di FIOM-CGIL dal sito produttivo di Pomigliano d&#8217;Arco.</p>
<p><a title="Tribunale di Torino - sentenza 16.07.2011 n. 2583" href="http://www.dirittolavoro.com/giurisprudenza/tribunale_torino_2011_2583.pdf" target="_blank">Tribunale di Torino, sentenza 16.07.2011 (depositata il 14.09.2011), n. 2583 (.pdf)</a></p>
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		<title>Conversione del rapporto di lavoro a termine nel pubblico impiego</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Sep 2011 17:03:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con sentenza del 16 giugno 2011 il Tribunale di Napoli in funzione di Giudice del lavoro, in forza dell&#8217;art. 5, co. 4-bis, D. Lgs. n. 368/2001 e della successione abusiva di rapporti di lavoro a tempo determinato instaurati tra le parti, ha dichiarato sussistente tra una dipendente precaria appartenente al personale ATA ed il Ministero &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.dirittolavoro.com/2011/09/17/conversione-del-rapporto-di-lavoro-a-termine-nel-pubblico-impiego/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con <strong>sentenza del 16 giugno 2011 </strong>il <strong>Tribunale di Napoli </strong>in funzione di Giudice del lavoro, in forza dell&#8217;art. 5, co. 4-bis, D. Lgs. n. 368/2001 e della successione abusiva di rapporti di lavoro a tempo determinato instaurati tra le parti, <strong>ha dichiarato sussistente tra una dipendente precaria appartenente al personale ATA ed il Ministero convenuto un rapporto di lavoro a tempo indeterminato</strong>, condannando altresì il Ministero al <strong>risarcimento del danno </strong>patito dalla dipendente (commisurato ad 8 mensilità della retribuzione globale di fatto) ai sensi dell&#8217;art. 30, co. 5, L. n. 183/2010 (c.d. Collegato Lavoro).</p>
<p><a title="Tribunale di Napoli, sentenza 16 giugno 2011" href="http://www.dirittolavoro.com/giurisprudenza/tribunale_napoli_2011_06_16.pdf" target="_blank">Tribunale di Napoli, sentenza 16 giugno 2011 (.pdf)</a></p>
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		<title>La Corte Costituzionale persevera nel ritenere non ancora &#8220;comunitarizzata&#8221; la CEDU</title>
		<link>http://www.dirittolavoro.com/2011/06/03/la-corte-costituzionale-persevera-nel-ritenere-non-ancora-comunitarizzata-la-cedu/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Jun 2011 19:31:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dirittolavoro.com</dc:creator>
				<category><![CDATA[CEDU]]></category>
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		<category><![CDATA[diritto del lavoro europeo]]></category>

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		<description><![CDATA[Nelle more della definizione del processo di adesione dell&#8217;Unione europea (UE) alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), come scolpito nell&#8217;art. 6 del Trattato UE e nel relativo Protocollo n. 8, ed in forza di una conservativa valorizzazione della lettera dell&#8217;art. 6 del Trattato UE, il cui tenore &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.dirittolavoro.com/2011/06/03/la-corte-costituzionale-persevera-nel-ritenere-non-ancora-comunitarizzata-la-cedu/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle more della definizione del processo di adesione dell&#8217;Unione europea (UE) alla <strong>Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle libertà fondamentali (CEDU)</strong>, come scolpito nell&#8217;art. 6 del Trattato UE e nel relativo Protocollo n. 8, ed in forza di una conservativa valorizzazione della lettera dell&#8217;art. 6 del Trattato UE, il cui tenore non consente di equiparare quanto agli effetti la Carta di Nizza e la CEDU, la Corte Costituzionale continua strenuamente a sostenere la mancata &#8220;comunitarizzazione&#8221; della CEDU e la conseguente impossibilità per i giudici nazionali di disapplicare il diritto interno con essa contrastante. Così, anche nella recente <strong><a href="http://www.dirittolavoro.com/giurisprudenza/corte_costituzionale_2011_113.pdf" target="_blank">sentenza 7.4.2011, n. 113</a></strong> (Red. Frigo), ma soprattutto nella <strong><a href="http://www.dirittolavoro.com/giurisprudenza/corte_costituzionale_2011_80.pdf" target="_blank">sentenza 11.3.2011, n. 80</a></strong> (Red. Frigo), la Corte Costituzionale persevera nel suffragare il convincimento maturato a partire dalla sentenza 24.10.2007, n. 348 (Red. Silvestri) secondo cui &#8220;<strong>spetta al giudice comune interpretare la norma interna in modo conforme alla disposizione internazionale, entro i limiti in cui ciò sia consentito dal dato testuale; mentre, qualora tale operazione non sia possibile – esclusa una diretta disapplicazione della norma interna da parte del giudice – quest&#8217;ultimo deve investire la Corte costituzionale della relativa questione di legittimità costituzionale</strong>&#8220;, in riferimento al &#8220;parametro interposto&#8221; espresso dall&#8217;art. 117, co. 1, Cost. Nella sentenza n. 80/2011, nondimeno, pur mantenendosi fermo il suddetto orientamento, si rileva che non può mutarsi convincimento soltanto &#8220;allo stato&#8221; attuale, cioè <em>rebus sic stantibus</em>, nelle more vale a dire del perfezionamento dell&#8217;adesione alla CEDU prevista dal Protocollo n. 8 relativo al Trattato UE.</p>
<p><a title="Corte Costituzionale sentenza n. 80/2011" href="http://www.dirittolavoro.com/giurisprudenza/corte_costituzionale_2011_80.pdf" target="_blank">Corte Costituzionale, sentenza 11 marzo 2011, n. 80 (.pdf)</a></p>
<p><a title="Corte Costituzionale sentenza n. 113/2011" href="http://www.dirittolavoro.com/giurisprudenza/corte_costituzionale_2011_113.pdf" target="_blank">Corte Costituzionale, sentenza 7 aprile 2011, n. 113 (.pdf)</a></p>
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		<title>Nuova pronuncia della Cassazione sulla efficacia obbligatoria del preavviso</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 17:56:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dirittolavoro.com</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con la sentenza 4 novembre 2010, n. 22443, la Cassazione Civile, Sezione Lavoro, sembra avere definitivamente abbandonato la tesi, un tempo maggioritaria, secondo cui il preavviso nel recesso avrebbe natura reale. Secondo la Corte di Cassazione, infatti, la tesi sulla natura reale del preavviso risulta ormai superata e negata da una &#8220;pluralità di decisioni&#8221; della &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.dirittolavoro.com/2011/05/08/nuova-pronuncia-della-cassazione-sulla-efficacia-obbligatoria-del-preavviso/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con la <strong>sentenza 4 novembre 2010, n. 22443</strong>, la <strong>Cassazione Civile, Sezione Lavoro</strong>, sembra avere definitivamente abbandonato la <a href="http://www.dirittolavoro.com/2007/07/07/efficacia-reale-od-obbligatoria-del-preavviso-nel-recesso-ad-nutum/" target="_blank">tesi</a>, un tempo maggioritaria, secondo cui il preavviso nel recesso avrebbe natura reale. Secondo la Corte di Cassazione, infatti, la tesi sulla natura reale del preavviso risulta ormai superata e negata da una &#8220;pluralità di decisioni&#8221; della Corte medesima, &#8220;le quali hanno affermato e motivato la tesi della efficacia obbligatoria&#8221; (Cass. Civ., Sez. Lav., n. 11740/2007; n. 13959/2009; 21216/2009). L&#8217;accoglimento della tesi sulla efficacia obbligatoria del preavviso comporta l&#8217;estinzione con effetto immediato del rapporto di lavoro all&#8217;esercizio della facoltà di recesso, con corresponsione dell&#8217;indennità sostitutiva del preavviso, senza che possano avere rilievo di per sé eventuali avvenimenti sopravvenuti (quali, ad esempio, i trattamenti di maggior favore).</p>
<p><a href="http://www.dirittolavoro.com/giurisprudenza/cassazione_civile_2010_22443.pdf" target="_blank">Cassazione Civile, Sezione Lavoro, sentenza 4 novembre 2010, n. 22443 (.pdf)</a></p>
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		<title>Nuova pronuncia della Cassazione su demansionamento e licenziamento per giustificato motivo oggettivo</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Apr 2011 10:50:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dirittolavoro.com</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con ordinanza 18.02.2011, n. 3968, la Suprema Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, ha confermato il principio secondo cui le condizioni che legittimano il licenziamento per giustificato motivo oggettivo &#8220;debbono sussistere ed essere verificate alla data del licenziamento stesso e non possono consistere in fatti o manifestazioni di volontà sopravvenuti&#8221;. Ciò comporta che l&#8217;obbligo di repechage &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.dirittolavoro.com/2011/04/25/nuova-pronuncia-della-cassazione-su-demansionamento-e-licenziamento-per-giustificato-motivo-oggettivo/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con <strong>ordinanza 18.02.2011, n. 3968</strong>, la <strong>Suprema Corte di Cassazione, Sezione Lavoro</strong>, ha confermato il principio secondo cui le condizioni che legittimano il licenziamento per giustificato motivo oggettivo &#8220;debbono sussistere ed essere verificate alla data del licenziamento stesso e non possono consistere in fatti o manifestazioni di volontà sopravvenuti&#8221;. Ciò comporta che l&#8217;obbligo di <em>repechage</em> &#8211; sussistente in capo al datore di lavoro anche attraverso l&#8217;adibizione del lavoratore a mansioni inferiori &#8211; viene meno &#8220;nel caso in cui il lavoratore abbia agito in giudizio per far valere il demansionamento&#8221;, dal momento che in tale ipotesi &#8220;il consenso alla dequalificazione non può essere ritenuto esistente e va anzi escluso&#8221;.</p>
<p><a title="Cassazione Civile n. 3968/2011" href="http://www.dirittolavoro.com/giurisprudenza/cassazione_civile_ordinanza_2011_3968.pdf" target="_blank">Cassazione Civile, Sezione Lavoro, ordinanza 18 febbraio 2011, n. 3968 (.pdf)</a></p>
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		<title>Limiti del giudizio di ottemperanza nei confronti delle sentenze del giudice del lavoro</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Apr 2011 12:31:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dirittolavoro.com</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tre recenti sentenze gemelle del Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, Sezione Prima di Lecce, n. 2889/2010, n. 2990/2010 e n. 2991/2010, confermano, anche dopo l&#8217;adozione del Codice del Processo Amministrativo (D. Lgs. n. 104/2010), l&#8217;applicabilità ed i limiti del giudizio amministrativo di ottemperanza nei confronti delle sentenze rese dal giudice del lavoro. Come può &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.dirittolavoro.com/2011/04/09/limiti-del-giudizio-di-ottemperanza-nei-confronti-delle-sentenze-del-giudice-del-lavoro/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tre recenti sentenze gemelle del <strong>Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, Sezione Prima di Lecce, n. 2889/2010, n. 2990/2010 e n. 2991/2010</strong>, confermano, anche dopo l&#8217;adozione del Codice del Processo Amministrativo (D. Lgs. n. 104/2010), l&#8217;applicabilità ed i limiti del <strong>giudizio amministrativo di ottemperanza</strong> nei confronti delle sentenze rese dal giudice del lavoro. Come può evincersi dal dispositivo, il TAR Lecce ha ordinato alla Pubblica Amministrazione convenuta di procedere all&#8217;esecuzione della sentenza del Tribunale Sez. Lavoro di Brindisi entro 60 gg. dalla comunicazione o dalla notificazione della sentenza medesima, disponendo l&#8217;adempimento a mezzo del commissario <em>ad acta</em> in caso di inottemperanza da parte dell&#8217;Amministrazione intimata e solo limitatamente alla liquidazione ed alla corresponsione del risarcimento del danno dedotto nella sentenza del giudice del lavoro.</p>
<p><a title="TAR Lecce n. 2889/2010" href="http://www.dirittolavoro.com/giurisprudenza/tar_puglia_lecce_2010_2889.pdf" target="_blank">TAR Lecce, Sez. I, sentenza 20 dicembre 2010, n. 2889 (.pdf)</a></p>
<p><a title="TAR Lecce n. 2890/2010" href="http://www.dirittolavoro.com/giurisprudenza/tar_puglia_lecce_2010_2890.pdf" target="_blank">TAR Lecce, Sez. I, sentenza 20 dicembre 2010, n. 2890 (.pdf)</a></p>
<p><a title="TAR Lecce n. 2891/2010" href="http://www.dirittolavoro.com/giurisprudenza/tar_puglia_lecce_2010_2891.pdf" target="_blank">TAR Lecce, Sez. I, sentenza 20 dicembre 2010, n. 2891 (.pdf)</a></p>
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		<title>Termine di impugnazione del licenziamento dopo il Decreto Milleproroghe</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Apr 2011 08:11:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dirittolavoro.com</dc:creator>
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		<description><![CDATA[﻿﻿﻿In seguito alla conversione, con modificazioni, del c.d. Decreto Milleproroghe (Decreto legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito dalla Legge 26 febbraio 2011, n. 10), l&#8217;efficacia della disposizione di cui all&#8217;art. 32, co. 1, Legge 4 novembre 2010, n. 183 (c.d. Collegato Lavoro), relativa al termine di impugnazione con atto scritto dei licenziamenti, viene differita &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="http://www.dirittolavoro.com/2011/04/09/termine-di-impugnazione-del-licenziamento-dopo-il-decreto-milleproroghe/">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>﻿﻿﻿In seguito alla conversione, con modificazioni, del c.d. <strong>Decreto Milleproroghe</strong> (Decreto legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito dalla Legge 26 febbraio 2011, n. 10), l&#8217;efficacia della disposizione di cui all&#8217;art. 32, co. 1, Legge 4 novembre 2010, n. 183 (c.d. Collegato Lavoro), relativa al termine di impugnazione con atto scritto dei licenziamenti, viene differita al 31 dicembre 2011. Ai sensi, infatti, dell&#8217;art. 2, co. 54, d.l. n. 225/2010, come convertito dalla l. n. 10/2011: &#8220;All&#8217;articolo 32 della legge 4 novembre 2010, n. 183, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente: «<strong>1-bis. In sede di prima applicazione, le disposizioni di cui all&#8217;articolo 6, primo comma, della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del presente articolo, relative al termine di sessanta giorni per l&#8217;impugnazione del licenziamento, acquistano efficacia a decorrere 31 dicembre 2011</strong>»&#8221;.</p>
<p><a title="Articolo 32 Collegato Lavoro" href="http://www.dirittolavoro.com/normativa/articolo_32_collegato_lavoro.pdf" target="_blank">Testo aggiornato dell&#8217;articolo 32 L. n. 183/2010 (c.d. Collegato Lavoro) (.pdf)</a></p>
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